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"Il lago dei cigni. L’enigma Čajkovskij" Maggio Musicale Fiorentino / 4,5,7,8 Febbraio, 2012
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Il lago dei cigni, lo scandalo Čajkovskij
Molti autorevoli critici ritengono Il lago dei cigni il capolavoro assoluto di Cajkovskij e su ciò concordano anche alcuni fra i più feroci detrattori della musica del compositore russo. Chi non ricorda, infatti, almeno qualcuna delle melodie più famose di questo balletto, usate infinite volte al cinema o nella pubblicità? E che anche Cajkovskij fosse convinto della validità del suo lavoro è provato dalla Suite sinfonica, anch’essa celeberrima, che ricavò dal balletto e che, nel tempo, si è rivelata come uno dei brani più amati da grandi direttori e importanti orchestre, nonché ovviamente dai pubblici di tutto il mondo. Prova del fuoco imprescindibile nella carriera delle più celebri ètoiles della danza, Il lago dei cigni ha avuto innumerevoli interpretazioni coreografiche, a partire da quella originaria di Marius Petipa, ancora oggi nel repertorio delle grandi Compagnie di ballo. Il Maggio ha scelto, per questa riproposta dell’immortale balletto, una nuova creazione del coreografo canadese Paul Chalmer, su scene di Italo Grassi, che presenta un’intrigante riscrittura della vicenda tradizionale. Scrive infatti Chalmer: “La nuova produzione del Lago dei cigni per MaggioDanza si concentra sulla vita di quell’enigmatico personaggio che fu Cajkovskij, sulla sua vita tormentata e sulle misteriose circostanze intorno alla sua morte. I personaggi di questa rilettura del balletto saranno l’amatissima sorella Aleksandra e la sua famiglia, Antonina Miljukova, moglie per un matrimonio di convenienza, Nadezda von Meck, sua benefattrice e intima confidente, ma che non doveva mai incontrare, secondo un patto da lei voluto, e il più importante fra tutti, il suo amatissimo nipote Vladimir, figlio di Aleksandra, al quale, poco prima della sua morte, dedicò la Sinfonia Patetica. Ufficialmente Cajkovskij morì di colera durante l’epidemia del 1893: ma bevve volontariamente acqua contaminata durante l’epidemia o forse fu costretto a suicidarsi col veleno?”. La tesi che Cajkovskij sia stato costretto a suicidarsi, in effetti, è stata sostenuta negli ultimi anni da numerosi critici e biografi del musicista russo. Essa verte sull’ipotesi che alcuni esponenti dell’aristocrazia russa abbiano posto Cajkovskij di fronte ad una drammatica scelta: o andare incontro alle conseguenze di un clamoroso scandalo dovuto alle sue relazioni omosessuali o salvare il proprio onore appunto suicidandosi. La vita, dunque, in cambio dell’oblio sui suoi trascorsi. Va ricordato, però, che si tratta di un’ipotesi, certo suggestiva, ma non accolta dalla totalità degli esperti e dei biografi cajkovskijani. Incentrando la sua coreografia sulle vicende biografiche di Cajkovskij, Paul Chalmer ci offre un’interpretazione originalissima del Lago dei cigni, che non mancherà di esaltare le qualità di MaggioDanza, mentre l’Orchestra del Maggio diretta da Nir Kabaretti sarà impegnata a rendere l’affascinante e amatissima partitura del grande compositore.
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Braucht die Welt wirklich noch einen "Schwanensee"?
WIEBKE HUESTER / 01. Juni 2011, 01:45 Uhr
Goodness, - was die Welt wirklich nicht braucht, ist eine weitere Version des Ballettklassikers of all classics: „Schwanensee". Wem fehlt das denn zufällig? Gegenfrage, und jetzt mal ehrlich, Leser: Wer kennt wenigstens eine, besser aber zwei oder drei verschiedene Aufführungen von Peter Iljitsch Tschaikowskys, Marius Petipas und Lew Iwanows großem Tanzwerk über Selbstfindung, Verführung, Macht, Liebeszauber und Hingabe bis in den Tod? An die umwerfende Ästhetik der Petipa/Iwanow-Version von 1895 und ihrer getreuen Nachfahren denken die meisten, wenn von „Lebedinoje osero", wie es auf russisch heißt, die Rede ist. Das Bild des synchron tanzenden Corps de ballet' in den weißen Tutus und den Federn im hochgesteckten Haar schiebt sich vor alle anderen, ein zartes Hineinsinken in eine kollektive Arabeske, lautlose Bourrées, mit denen die Tänzerinnen über die Bühne zu schweben scheinen, als berührten die Kappen ihrer Spitzenschuhe gar nicht den Boden. Worin besteht die Magie dieser in den weißen Akten fast unverändert tradierten Fassung? In der märchenhaften literarischen Anlage der Komposition sicherlich zu einem großen Teil. Siegfried steht an der Schwelle zum Mannesalter, doch von der eben erwachten Liebe zu Odette ist noch ganz ungewiß, welchen Raum sie in der Wirklichkeit wird einnehmen können. Das Mädchen ist in einem Schwanenkörper gefangen und kann seine menschliche Gestalt und Freiheit endgültig nur durch unbeirrbare Treue des Geliebten wiedererlangen. Siegfried aber läßt sich täuschen und folgt dem schwarzen Schwan Odile, der vorgibt, Odette zu sein. Kampf gegen das Böse, das Böse verliert auch, dennoch gibt es kein Happy End, sondern es folgt der Untergang der Liebenden. Tragisches Ende. Männliche Teenager, halb gegen ihren Willen in die Aufführung verbracht, wurden schon dabei beobachtet, der Geschichte zunehmend gebannt zu folgen, bis hin zu völliger Faszination während der letzten halben Stunde. „Next Week, Swan Lake", „Nächste Woche, Schwanensee" hat die amerikanische Tanzhistorikerin Selma Jeanne Cohen darum ihr Buch genannt, die Beobachtung beschreibend, dass derjenige, der einmal einen „Schwanensee" gesehen hat, diese Erfahrung wiederholen möchte.
Anders als in der Oper, wo neue Inszenierungen häufig als zeitgemäßer und darum schlüssiger empfunden werden als ältere, ist das Ballett so schwer von der Aufführung zu trennen. Infolgedessen gilt es als ungeheures Wagnis, an „Schwanensee" herumzufiddeln und wenige manifest zeitgenössische Ansätze haben es vermocht, neben dem 'Original' zu bestehen - vielleicht nur John Neumeiers „Illusionen - wie Schwanensee" von 1976 und Mats Eks 1987 um eine niederschmetternd herrische Mutter konstruierte Abwandlung.
Das genügt eigentlich, man wünscht sich seither nur mehr Forschung, Petipa-Forschung, Iwanow-Forschung.
Übermächtiger Wächter über die Einhaltung gesellschaftlicher Regeln: Der Zeremonienmeister. Entwurf: Giulia Bonaldi
Diesen Gedanken, dem Entstehungsgeheimnis des Werks auf die Spur zu kommen, setzt nun beim „Festival del Maggio Musicale Fiorentino" heute abend, am 1. Juni des Jahres 2011, der Kanadier Paul Chalmer in seiner Choreographie „Il lago dei cigni. Lo scandalo Tchaikovsky" um. In seiner zweiaktigen Fassung untersucht Chalmer, der sich nach sehr erfolgreichen Jahren an der Leipziger Oper gerade nach einer neuen künstlerischen Heimat als Ballettdirektor umsieht, welche Zusammenhänge zwischen Tschaikowskys Schaffensprozessen, seinem Leben und den Motiven der Komposition bestehen. Seine im Verborgenen gelebte Homosexualität, seine unglückliche Ehe, die Liebe zu seiner Familie, insbesondere schließlich die sagenhafte Zuneigung zu seinem Neffen und Erben Vladimir bilden Topoi, die Chalmers Inszenierung in das Original einwebt, wie auch das Rätsel um Tschaikowskys bis heute ungeklärte Todesumstände. „Genau", sagt Chalmer ironisch, „alles, was wir brauchen, ist noch ein „Schwanensee", an dem herumgemuddelt wurde". Nein, das kann sich niemand leisten. Darum erwartet die Ballettwelt diese Premiere mit einiger Spannung. Mehr über „Schwanensee", diesen „Schwanensee", in der Zeitung, bald.
Russische Birken in Florenz. Entwurf: Italo Grassi
„Il lago dei cigni. Lo scandalo Cajkovskij". Choreographie Paul Chalmer, Bühne Italo Grassi, Kostüme Giulia Bonaldi, Licht Valerio Tiberi. Premiere im Teatro Comunale, Florenz, am 1. Juni, weitere Vorstellungen am 3., 4., und 5. Juni 2011
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Il Lago dei Cigni, ovvero Lo scandalo Cajkovskij: un classico del balletto si tinge di tinte socratiche
Al Maggio Musicale Fiorentino in scena l’affascinante rivisitazione di Paul Chalmer
Samantha Russotto (09.06.2011)
Al Maggio Musicale Fiorentino è andata in scena la rivisitazione di un classico del balletto, per una affascinante ed emblematica rilettura contemporanea di Paul Chalmer: Il Lago dei Cigni, ovvero Lo scandalo Cajkovskij, dal 1 al 5 giugno al Teatro Comunale nell’ambito del 74° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, con le scene di Italo Grassi, le luci di Valerio Tiberi, le proiezioni di Sergio Metalli ed i costumi di Giulia Bonaldi.
Tale rivisitazione si colloca in una vera e propria tradizione che prende corpo fin dal 1911, quando Sergej Diaghilev scelse di presentare al pubblico londinese una radicale revisione delle splendide pagine coreografiche di Cajkovskij, per porre al centro della drammaturgia il Principe e la sua mistica e inquieta ricerca dell’amore ideale, incarnato nella Principessa Cigno: valori universali che già impregnavano le pagine cajkovskijane. E la tradizione continua ad arricchirsi nel Novecento, con l’originale contributo di John Cranko che caratterizza ancor più psicologicamente il naturalismo poetico del Principe e la sua anima anelante, per poi ridefinirsi drasticamente nell’opera Illusionen wie Schwanesee del 1976 di John Neumeier per l’Hamburg Ballet, dove il fantastico viene a legarsi con la reale vicenda di Ludwig di Baviera, sovrano mecenate di Wagner, in rimandi complessi e simbolici. Si giunge quindi all’interpretazione psicanalitica e freudiana di Mats Ek, per infine toccare nel 1995 tutta la dissacrazione di Swan Lake di Matthew Bourne.
La pratica della revisione ha dunque lunga memoria, ed è in questa prospettiva che va ad agire Paul Chalmer che con quest’opera sembra proseguire il fil rouge di quel naturalismo elegiaco avviato dal suo maestro John Cranko. Ecco allora che protagonista si fa lo stesso Cajkovskij e la sua tormentata vita omoerotica “segreta”, in un gioco di echi e richiami tra la sublimità dell’essere puro, rappresentato dal cigno bianco e dal nipote Vladimir Davydov, per cui il musicista sembra nutrisse forte attrazione, e la nefandezza del dramma interiore che si concretizza in quel complotto che secondo la studiosa Alexandra Orlova lo avrebbe portato alla morte per avvelenamento e non per colera. Un giallo dai richiami socratici che si nutre di mistiche visioni in lunghi flashback accompagnati dal fluire della materia che, riprendendo la filosofica riflessione degli antichi, fa sì che “tutto scorra” in un divenire che si trasforma.
Ottima l’interpretazione di Bruno Milo nei panni del tormentato Pëtr Il'ic Cajkovskij; perfetta la tecnica e la leggerezza di Alessandro Riga, étoile ospite residente,nei panni di Vladimir, nipote di Cajkovskij; affascinante anche l’esegesi del cigno della giovane ballerina Federica Maine, che ha egregiamente ricoperto per la prima volta il ruolo d’étoile. Meritano d’essere menzionate anche Sabrina Vitangeli, che interpreta Aleksandra Davydov, sorella diCajkovskij,e Paola Vismara nelle vesti di Visione di Antonina Miljukova, moglie di Cajkovskij.
Incisiva la concertazione e direzione di Nir Kabaretti che ha permesso di riascoltare alcuni brani presenti nella partitura originale (composta tra il 1875 e il 1876), ma sovente tagliati nelle coreografie tradizionali. Eccellente come sempre l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.
Grande l’entusiasmo del pubblico, che ha elargito numerosi e caldi applausi a scena aperta.
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CIAKOVSKIJ IN RIVA AL "LAGO"
FIRENZE - Cresciuto a Stoccarda alle regole del balletto narrativo tardo
Novecento, Paul Chalmer ha firmato una nuova drammaturgia per il Lago dei
Cigni, che si adatta bene alla musica di Cajkovskij. Al posto del dilemma del
principe diviso tra amore ideale incarnato dal Cigno Bianco e quello profano
del Cigno Nero, c'è proprio lui, Piotr IIich, combattuto tra ipocrite
convenzioni sociali e sublimate propensioni omoerotiche e destinato, come
Sigfrido, a soccombervi morendo, forse per propria mano. Nella creazione di
Chalmer, salutata da un caloroso successo al Maggio, il dramma del musicista,
tra realtà e sogni (i bianchi cigni salvifici e la moglie folle; il nipote
Vladimir intangibile oggetto del desiderio e i carnali festini notturni) è
narrato con chiarezza e cura del dettaglio espressivo che ben si fonde nel
fluire della danza. La quale è di rigorose ascendenze neoclassiche e sposa
affettuose citazioni del balletto originario con un vocabolario elegante e
tecnicamente impegnativo. L' atto bianco diventa un omaggio alle lunari
atmosfere balnchiniane, con dolci fanciulle in bianche calzamaglie che
enfatizzano la lunghezza delle linee e la verticalità delle punte; l' atto del
ballo, dai toni dark, invece mette bene alla prova un gagliardo comparto
maschile in danze dai colori etnici e sottili allusioni erotiche. Al centro del
dramma spicca il rapporto tra un Cajkovskij travagliato dai propri deliri -
cui Bruno Milo regala sensibilità e partecipazione emotiva - e l' amato
Vladimir, traslato nel pietoso cigno bianco. Alessandro Riga, Vladimir, qui
giganteggia con una tecnica smagliante e sicurezza scenica giovanilmente
spavalda; la fresca Federica Maine, il Cigno, conferma qualità tecniche e
stilistiche già rivelate e promette sicuramente grandi soddisfazioni. Paola
Vismara, nel ruolo della moglie Nina, riempie la scena di forza drammatica;
curato l' ensemble, con menzione speciale al gruppo maschile dove spiccano
Cristiano Colangelo e Giuseppe Depalo.
Nir Kabaretti ha diretto la mirabile musica cajkovskiana talvolta dimenticando
nel primo tempo di regalarcene le più emozionanti sfumature. Meglio sicuramente
nel secondo atto, dove hanno spiccato anche la tromba solista e il violino
solista dell' Orchestra del Maggio.
Articolo di Silvia Poletti da Danza & Danza, Luglio / Agosto 2011.
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UN CIGNO "SCANDALOSO"
La rivisitazione di un classico, di qualunque genere esso sia, è una novità
nel' arte, anzi spesso l' aemulatio consente di avvicinare un' opera
considerata "intoccabile" e lasciare "traccia", se l' operazione riesce, di una
rilettura che non "stona" ma anzi ha una sua melodica armonia.
Il lago dei cigni. Lo scandalo Cajkovskij di Paul Chalmer, in prima assoluta
al 74° Maggio Musicale Fiorentino per Maggiodanza, la Compagnia di Ballo
fiorentina, è una versione riuscita per il garbo, la sensibilità e il rispetto
con cui il coreografo si muove nel' affrontare "di taglio" questo capolavoro
puntando sul' uomo Cajkovskij e scegliendo la meravigliosa musica del balletto
petipatiano come "colonna sonora" del' ultima parte della vita del compositore.
Quella segnata dal' impossibile amore per il nipote Vladimir, dal fallimento
del matrimonio, dallo scandalo della sua omosessualità, dalla morte oscura non
tanto per colera quanto per l' intimazione a togliersi di mezzo con il veleno.
Un suicidio indotto da una "Corte d' Onore" di suoi pari per salvaguardare il
buon nome del' aristocrazia agli occhi dello zar.
Chalmer, che ha scelta la tesi della studiosa Alexandra Orlova sul' ipotesi "
di una morte annunciata", nel Prologo presenta Cajkovskij, un sorprendente
Bruno Milo, che beve acqua contaminata o veleno dal bicchiere, poi con la
tecnica del flashback ricrea nel primo atto, tutto bianco, la festosa atmosfera
nella casa sul lago di Davydov, il marito della sorella di Cajkovskij, per il
compleanno del loro figlio Vladimir, attorniato da amici, fratelli e sorelle.
In questo mondo di jeunesse dorée lo zio non ha occhi che per il nipote, uno
splendido Alessandro Riga, e preso dall' insana passione, acuita dalla visione
della moglie, una disperata Paola Vismara, decide di immergersi nelle acque del
lago con Vladimir sullo sfondo. Ma le acque sono salvifiche e un cigno,
proiezione del giovane, appare per prendere le sembianze di una fanciulla, la
trepidante Federica Maine, freudianamente simbolo di pura bellezza esaltata dal
pas de deux con Vladimir. Cullato dal' incanto onirico Cajkovskij vede uno
stuolo di fanciulle - cigno che lo consolano ma gli " rubano" Vladimir
desideroso di librarsi in volo. Nel vano tentativo di trattenerlo lo zio si
sveglia e cerca la morte ma la Corte dei suoi pari lo salva all' ultimo
momento.
Nel secondo atto, tutto nero, un ballo mascherato accoglie le celebri danze di
carattere, qui al maschile, e l' apparizione del cigno nero. Un' intrigante
Federica che, freudianamente simbolo della morbosa perversione, balla con
Vladimir il pas de deux del "peccato". Un passo a due che prelude alla
disperata fine di Cajkovskij che si dibatte tra l' immagine salvifica dei cigni
e quella mortifera della Corte d' Onore che sfila a lutto. E mentre Vladimir lo
sostiene nel' ora fatale e i cigni volano via, la neve cade e con la musica
stende un velo pietoso sul' immortale spirito di Cajkovskij e del suo Lago.
Chalmer, che rispetta quasi per intero la partitura originale eseguita dall'
Orchestra del Maggio diretta da Kabaretti, si avvale della semplice eppure d'
effetto scenografia di Italo Grassi tutta giocata su sottili fili che
costituiscono delle pareti, da cui si entra e si esce come dalla realtà al
sogno, su proiezioni di cieli azzurri, di laghi, di bollicine virali e arredi
impreziositi dai bei costumi di Giulia Bonaldi, specie nel secondo atto. Questa
pièce, prediligendo un' improvvisazione introspettiva, beneficia del linguaggio
classico nei pas de deus e neoclassico nelle scene corali e negli assoli quando
viene in primo l' uomo Cajkovskij e la sua passione incarnata da Vladimir.
Profondo conoscitore del repertorio otto - novecentesco per averlo ballato in
importanti compagnie internazionali e ora apprezzato autore, Chalmer in questo
Lago mostra il "tocco" leggero di chi sa impostare un balletto narrativo
facendo tesoro della "lezione" di grandi maestri da Balanchine a Kylian,
MacMillan, Neumeier, Forsythe, Scholz, dai quali ha senza dubbio imparato " a
non strafare" e a valorizzare gli interpreti nelle singole individualità e nel
loro complesso.
Il direttore di Maggiodanza, Francesco Ventriglia, non poteva trovare artista
migliore per mettere in luce il suo "ridotto" ma preparato e motivato organico
che ha tutti gli atout per ricoprire il ruolo che gli spetta fra i
sopravvissuti corpi di ballo italiani.
Articolo di Gabriella Gori da Tutto Danza, Luglio 2011.
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Firenze; "IL Lago dei Cigni-Lo Scandalo Ciakovskij"
giugno 7, 2011
Gaja Hubbard
Il creativo neo-direttore di Maggio Danza, Francesco Ventriglia, ha voluto offrire al pubblico del 74° Maggio Musicale Fiorentino un titolo quanto mai d’attualità a pochi mesi dall’uscita di Black Swan di Aronofsky. Protagonista a sorpresa di questa nuova edizione del Lago dei Cigni affidata al talento di Paul Chalmer è lo stesso compositore, come avverte il sibillino sottotitolo del manifesto: Lo scandalo Čajkovskij. Il coreografo canadese trae spunto dalla lettura della biografia di Čajkovskij curata da Alexandra Orlova, che vede nell’improvvisa morte del compositore a soli 53 anni un suicido imposto da una Corte d’Onore onde occultare la scandalosa relazione omosessuale del musicista con un giovane membro dell’aristocrazia russa. La morte sarebbe avvenuta per avvelenamento da arsenico identico nei sintomi al contagio da colera.
La trama si compone di una serie di flashback più o meno visionari sulla vita del compositore, che ruotano tutti intorno alla figura di Vladimir “Bob” Davydov quel nipote,
dedicatario della Sinfonia Patetica, verso il quale Čajkovskij nutrì una tormentata passione fino al punto di nominarlo suo erede in universum jus. Nella sua versione in 2 atti e 4
scene, Chalmer recupera il concetto di “atto bianco” ma lo stravolge nella sostanza – eliminando i tutù e gli ossequi alla tradizione romantica – e vi contrappone un secondo atto
interamente in nero.
Nel Prologo che anticipa il finale, vediamo Čajkovskij alle prese con il fatidico bicchiere. La prima scena è ambientata sulla riva di un
lago nella solare cornice della casa di campagna dei Davydov durante la festa di compleanno di Vladimir. Sulle insinuanti note dell’oboe appare – come una lugubre premonizione – la visione di
Antonina Miljukova, moglie di Čajkovskij, unico personaggio in nero nel candore del primo atto, che rievoca in un tormentoso pas de deux il fallimento del matrimonio. Čajkovskij tenta il
suicidio nelle acque del lago. I cigni, simbolo di grazia ed innocenza, gli appaiono in sogno quale visione idealizzata di Vladimir. Come in un vortice discendente segue l’atto nero in cui
Čajkovskij partecipa ad un ballo in maschera circondato da sinistri clown. Viene mantenuta la sezione di danze popolari (Czardas, danza spagnola e napoletana) tutta al maschile. Lo stesso
Čajkovskij si esibisce in una variazione di sapore folclorico con tanto di manège finale sulle note della danza russa. Appare nuovamente Vladimir stavolta a fianco del cigno nero.
Čajkovskij è raggiunto e smascherato dalla Corte d’Onore che gli ordina una via d’uscita onorevole. Risolutosi a bere il veleno il musicista muore fra le immagini di Vladimir e dei
cigni.
Nello stupendo allestimento di Italo Grassi, domina il tema della ciclicità dell’acqua, specchio dell’anima nel suo continuo mutare di stati da nuvola a
pioggia, da ghiaccio a neve, dall’acqua del lago a quella contaminata che darà la morte a Čajkovskij. Lo stesso spazio scenico è circolare con un fondale attraversabile come un fluido, realizzato
con una cortina di fili semicircolare arricchita con suggestive proiezioni. La costumista Giulia Bonaldi ha immaginato i cigni nel particolare momento della loro trasformazione
in donne, mentre con pudore cercano di nascondere l’improvvisa nudità, resa con calzamaglie color carne. Solo il cigno nero indossa il tradizionale tutù sotto ad un ricco mantello di
piume.
Il complesso ruolo di Čajkovskij è stato sostenuto con presenza e padronanza da un veterano di Maggio Danza come Bruno Milo accanto al quale debuttavano
il titolo l’etoile ospite Alessandro Riga, un Vladimir perfetto tecnicamente ed emotivamente e la nuova promessa Federica Maine eletta fra le file di
Maggio Danza ad indossare le piume del Cigno. L’artista ha ben reso il carattere del cigno nero con movimenti nervosi e scattanti, mentre avrebbe potuto avere un maggiore abbandono sul ruolo del
cigno bianco. Completano, fra gli altri, il cast Paola Vismara, intensa interprete della visione di Antonina Miljukova e Sabrina Vitangeli nel ruolo della
sorella di Čajkovskij.
I ballerini si avvalgono del sostegno sonoro dell’Orchestra del Maggio (che da tempo non collaborava con Maggio Danza in seno al Festival) sotto la
direzione di Nir Kabaretti. Fra i bellissimi assoli dei professori d’orchestra spicca quello alla tromba di Andrea dell’Ira nella danza
napoletana.
Chalmer non rompe completamente con la tradizione adottando un vocabolario neoclassico con vaghi richiami alle architetture balanchiniane. Il suo
disegno coreografico valorizza a pieno gli accenti musicali e il pathos di una partitura che sembra davvero esprimere tutta l’irrequietudine ed il tormento che caratterizzano l’esistenza di
Čajkovskij .
Foto Gianluca Moggi
Ein zeitgenössischer "Schwanensee" von Paul Chalmer in Florenz
Von Wiebke Hüster
Es gibt Dinge, an denen rührt man nur unter größtem künstlerischen Risiko. Dazu gehört unbedingt die klassische Schwanensee-Choreografie von Marius Petipa. Der ehemalige Leipziger Ballettchef Paul Chalmer hat es trotzdem gewagt.
"Lebedinoje osero", wie das Ballett im russischen Original seit 1877 heißt, kann heute die ganze Welt buchstabieren. "Swan Lake", "Le lac des cygnes", Il lago dei cigni", "Schwanensee" ist zum Synonym für klassischen Tanz geworden. Den einen, jenen, die mit der umwerfenden Ästhetik der Petipa/Iwanow-Version von 1895 und ihrer getreuen Nachfahren vertraut sind, läuft bei der Erwähnung des Tschaikowsky-Titels ein Schauer über den Rücken - die anderen, die nur so tun, als kennten sie das Ballett, glauben, es achselzuckend abtun zu können. Von beiden Seiten - von der Partei der Ballettomanen wie der Ballettverächter käme als Antwort auf die Frage "Braucht die Welt noch einen "Schwanensee"? wahrscheinlich ein entschiedenes Nein.
Ballettkenner neigen dazu zu glauben, Peter Iljitsch Tschaikowskys, Marius Petipas und Lew Iwanows großes Tanzwerk über Selbstfindung, Verführung, Macht, Liebeszauber und Hingabe bis in den Tod werde am besten weitgehend originalgetreu inszeniert, und sie lieben es, verschiedene Ballerinen in der Rolle der Odette/Odile zu vergleichen - so wie Opernliebhaber diskutieren, welche Stimmen welche Partituren am überzeugendsten interpretieren. Nicht-Ballettgänger brauchen natürlich keinen neuen "Schwanensee", weil sie ja schon den alten überflüssig fanden.
Nun, in Florenz stellte sich jetzt heraus, dass beide Seiten zwar schwerwiegende Argumente für ihre Skepsis haben, aber im Ergebnis mit ihrer Ablehnung Unrecht. Der kanadische Choreograf Paul Chalmer hat jetzt beim Festival del Maggio Musicale in Florenz mit "Il lago dei cigni. Lo scandalo Caikovskij" eine ganz neue Fassung des Balletts präsentiert. Seine Idee war es, Tschaikowskys Konzept des "Schwanensees" zu der künstlerischen Existenz des Komponisten in Beziehung zu setzen.
Chalmers Ballett inszeniert den See als unheimliches Gewässer, das den Musiker, dem mehrere Selbstmordversuche nachgesagt werden anzieht wie die Vision eines erlösenden Todes. Die mythologischen Wesen, die unerlösten Mädchen in Schwanenkörpern, scheinen den Weg in diese jenseitige Freiheit zu weisen. Der Schwan als ein Tier, dessen Geschlecht sich nicht nach leicht am Gefieder abzulesenden Kennzeichen oder der Körpergröße bestimmen lässt, fasziniert den älteren Mann.
Tschaikowskys letzte große Liebe war sein Neffe Vladimir, Sohn seiner geliebten Schwester Alexandra. Anfangs zeigt Chalmer Vladimirs achtzehnten Geburtstag, den die große ganz in Weiß gekleidete Familie mit einem Gartenfest feiert, als wär's eine Szene von Tschechow.
Eines büßt man in dieser detailreichen, psychologisch klugen, neoklassischen Version natürlich doch ein:
Die heiteren kleinen Schwänchen etwa passen natürlich gar nicht in eine solche entlang Tschaikowskys Lebensunglück erzählte Fassung. Seine traumatische Eheerfahrung und heimlich gelebte Homosexualität fehlen nicht. Vorherrschend an diesem Abend ist aber, wie man in Tschaikowskys tiefes Verlangen, in der Welt der Musik beschützt zu sein vor der Wirklichkeit, eintaucht als wäre es das eigene. Die Gefahr dabei, diese weißen Akte umzustellen, ist natürlich, dass die Erinnerung an die Schönheiten der Originalchoreografie übermächtig wird, wenn das Neue nicht genügend ästhetisches Eigengewicht in die Wagschale wirft. Doch keinen Moment vermisst man in diesen zwei jeweils einstündigen Akten die zweiunddreißig anmutig in die Arabesque sinkenden Schwäne. Gebannt folgt man Chalmers Erzählung im zweiten, ganz in Schwarz getauchten Teil. Ein Maskenball findet statt, bei dem Petipas Nationaltänze in zeitgenössischer neoklassischer Manier getanzt werden, aber nur von Männern. Es ist Nacht geworden, und Chalmer zeigt Tschaikowskys heimlich gelebte Homosexualität in dieser dunklen Fantasie maskierter Männer. Die Welt hat eigentlich genügend sentimentale Künstler-Ballette abgesessen: "Verdi" von Patrice Bart, "Caravaggio" von Mauro Bigonzetti, Mozart- und Bernsteintänze von Heinz Spoerli und John Neumeier. Chalmer hat etwas ganz anderes geleistet: Er hat uns mitten hinein in Tschaikowskys Welt entführt.
Paul Chalmer