MARCH 23, 2017

THE THREE MUSKETEERS (Premiere)

Narodni Divadlo Moravskoslezské, Ostrava, Czech Republic

Costume designs for "The Three Musketeers" by Anna Kontek.

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OCTOBER 24, 2015

THE NUTCRACKER (Premiere)

OPERA NOVA, Bydgoszcz, Poland

Poster: Adam Pekalskiego

Set Designs by Mariusz Napierala

Costume designs by Agata Uchman

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April 23, 2015

CINDERELLA

Dvorak National Theatre

Ostrava, Czech Republic

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May 23, 2014

THE SLEEPING BEAUTY 

Teatro dell'Opera, Roma

“La bella addormentata” di Paul Chalmer incanta il pubblico romano

Difficile resistere al fascino di una favola, così ben costruita. La lotta tra il bene e il male, la vita e la morte, odio, gelosia, vendetta, speranza, bellezza, armonia, eleganza, e naturalmente come ogni fiaba che si rispetti, il trionfo dell’amore, forza onnipotente. E poi la musica, quella di Ciajkovskij (diretta con piglio sicuro da David Garforth), che di per sé è già protagonista, così aderente alla storia, incisiva, forte o delicata ma sempre d’atmosfera.

Capolavoro assoluto della danza classica accademica per la purezza dello stile La bella addormentata nel bosco, in scena al Teatro dell’Opera di Roma, ha avuto un successo enorme. E non poteva essere diversamente, a partire dall’allestimento scenico, sontuoso e raffinato, fino ai costumi di rara bellezza – entrambi firmati da Aldo Buti- che passano dalle sfumature più tenui ai colori più decisi, con stoffe impalpabili, tagli e modelli perfettamente aderenti allo stile del balletto.

Una vera meraviglia.

Creato nel 1890 da Marius Petipa su invito di Ivan Vsevoložskij, direttore dei Teatri Imperiali, La bella addormentata è il primo balletto della trilogia legata a Ciajkovskij e certamente insieme a Lo Schiaccianoci e Il lago dei cigni rappresenta un pezzo di storia della danza a livello planetario, tant’è che negli anni ha sempre stimolato l’attenzione di diversi coreografi che ne hanno portato in scena diverse versioni, con letture anche contemporanee.

La versione coreografica presentata al Teatro dell’Opera è firmata da Paul Chalmer, canadese, che ha avuto tra i suoi maestri l’indimenticabile Erik Bruhn.

Già ballerino di grande interiorità, dotato di una bellezza fuori dal comune unita ad una tecnica forte e precisa, Paul Chalmer è diventato presto maître de ballet e poi coreografo e direttore di compagnie, un bel percorso a giudicare dai risultati sempre eccellenti che il suo lavoro produce. Al fianco delle più grandi interpreti, da Carla Fracci a Natalia Makarova, Marcia Haydée, Eva Evdokimova, Ghislaine Thesmar, nei teatri più prestigiosi del mondo, ha accumulato esperienza da vendere.

La sua versione de La bella Addormentata è puramente classica, ancora una volta al centro dell’attenzione c’è la danza, al di là di piccoli interventi mimati che segnano inevitabilmente il lavoro coreografico dell’800. “Abbiamo visto questo balletto resistere sotto il peso di infinite versioni- racconta Paul Chalmer- prova che questo mito dell’eterno conflitto tra bene e male ben rivive espresso nella poesia dei corpi danzanti e che lo spessore dell’immutato fascino è dato anche dalla sublimazione di alcune immagini, come quella della giovinezza che sboccia dal calore di un bacio, perché soltanto un eroico desiderio d’amore può sciogliere un gelido oblio generato dall’odio. Allora, per me oggi la questione è il come è giusto riproporre certi elementi al pubblico del terzo millennio, veri e vitali come furono in quel capolavoro, eredità fantastica e storia eterna di un sogno intimo e collettivo.”

Un prologo e tre atti, dunque, per raccontare la storia della Principessa Aurora in un crescendo di danze dalla bellezza assoluta. La bella addormentata è una pietra miliare nel repertorio classico, un punto di arrivo perché rappresenta un insegnamento continuo per lo stile, l’armonia, la purezza, nella difficoltà tecnica che pervade il balletto. A partire dalle variazioni delle fate- meravigliosa quanto giovanissima Marianna Suriano nel ruolo della fata dei lillà; grintoso e malefico ‘come da manuale’ Manuel Parruccini nei panni di Carabosse- fino aldivertissement del terzo atto, rappresentato a volte come un brano a parte col titolo Le nozze di Aurora in cui fanno sfoggio la Principessa Florina e l’Uccello blu/ Sara Loro e Alessio Rezza e i Diamanti/ Alessia Gay e Giuseppe Schiavone (protagonista nel secondo cast con Elena Evseeva) tutti e quattro più che degni di nota per la bravura e la pulizia tecnica. Su tutti la forte presenza scenica di Alessandro Macario, primo ballerino ospite del Teatro San Carlo e già presente sulla scena del lirico romano per Verdi Danse, che ha sfoderato la sua tecnica limpida e strepitosa, fatta di salti potenti e giri da compasso, senza mai tralasciare l’aspetto espressivo. Un principe, ottimo partner, che ha fatto sognare per la maturità artistica con cui ha interpretato il suo ruolo, sempre al di sopra delle aspettative. Accanto a lui Adyaris Almeida, giovanissima, diplomata alla Scuola del Balletto Nazionale di Cuba prima di danzare in giro per il mondo, al suo debutto al Teatro dell’Opera di Roma. Delicata, sensibile, molto elegante, ha catalizzato l’attenzione del pubblico  per una dote che poche ballerine hanno: la grazia innata. Leggera e morbidissima nel lavoro delle braccia ha creato un bellissimo contrasto con la sua tecnica solida ed impeccabile.  Uno spettacolo da non perdere in cui tutta la compagnia, diretta da Micha van Hoecke, ha dato una prova eccellente, dal lavoro di gruppo – curato nei minimi dettagli – alle singole variazioni. Nel segno della danza di qualità.

Elisabetta Testa

“LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO” AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

In contemporanea, curiosamente, con l’uscita nelle sale cinematografiche di Maleficent (un one-woman-show della blasonata attrice hollywoodiana Angelina Jolie), rifacimento del famoso e amato cartone della Disney sulla fiaba di Charles Perrault, il Teatro dell’Opera di Roma ripropone, dopo cinque anni di assenza, il capolavoro di Pëtr Il’ič Čajkovskij La bella addormentata nel bosco(la première si ebbe 3-01-1890 al Teatro Marijinskij). La direzione è affidata a David Garforth, già protagonista dello scorso Verdi danse: l’orchestra fa il suo dovere (molto brave le parti soliste, soprattutto il primo violino, la viola e l’arpa, cui sono affidate, nella partitura, cadenze di notevole effetto), accompagnando degnamente i ballerini, anche se Garforth ha la bacchetta pesante in più di un passaggio, non tanto per l’agogica squisitamente ritmica – che tiene molto in considerazione chi è sul palco, elemento non del tutto scontato −, ma per i bassi (tromboni e tuba, in particolare) alle volte troppo marcati.
Il corpo di ballo (Micha van Hoecke) è, al solito, bravissimo: sì, qualche fisiologico errore può ovviamenteLa bella addormentata nel bosco - Jurgita Dronina (Aurora), Vladimir Shishov (Principe)starci qua e là, ma la resa generale del tutto è più che buona. Come, per esempio, la coreografia della celeberrimaGrande valse de villageoise (I atto, n. 6), con un gioco in cui i ballerini entrano dentro degli archi di ghirlande alzate dalle ballerine, danzanti in cerchio sulle punte, e una volta usciti eseguono dei grand jeté en tournant, sempre girando attorno – come si comprende egevolmente, per essere degnamente eseguito, il tutto ha bisogno di gran coordinazione e precisione. Bella del pari è l’esecuzione della coreografia della danza onirica delle driadi (III atto, n. 15), con beitableaux: qui la scelta dei costumi è assai azzeccata, dato che le driadi vestono tutte delle vesti lievemente trasparenti e screziate di verde acqua, che creano un continuo gioco con le luci proiettate. Anche i solisti sono all’altezza. Riesce abbastanza bene il Grand pas d’ensemble (prologo, n. 3) con le singole variazioni delle fate, su cui spicca l’esecuzione di quella della Fata dei lillà (Marianna Suriano, assai bella, oltre che brava), a suo grande agio nel ruolo. Brava anche la strega Carabosse (Anjella Kouznetsova), una parte, soprattutto mimica, che dimostra come un ballerino classico debba La bella addormentata nel bosco - Marianna Surianosaper anche recitare. Aurora è la russa, naturalizzata lituana, Jurgita Dronina, già premiata nel 2011 proprio per questo ruolo: premio meritato, giacché anche a Roma ha dimostrato grazia e salda tecnica. Fin dalla sua entrata, infatti, si fa apprezzare esteticamente per l’innegabilephysique du rôle e la pulizia delle linee (posizioni sulle punte, arabesque e salti vari); stupisce per il controllo del corpo durante il Grand adage à la rose (I atto, n. 8), quando i quattro principi pretendenti, che le recano in dono una rosa bianca, la sorreggono in diversi tour de promenade: non ha ancora finito l’ultimo, che già il pubblico applaude in deliquio, in uno dei momenti più riconoscibili della classica coreografia di Petipa. Continua bene nel primo passo a due col principe (in questa versione chiamato Florimondo), in cui risulta assai eterea, qual spettro o illusione d’un sogno dev’essere. Il secondo pas de deux scorre bene e i due partners si fanno apprezzare soprattutto nel campionario di prese. La parte del principe la sostiene il russo Vladimir Shishov, altissimo: un ballerino che coniuga a una naturale massiccia muscolatura una certa qual grazia, una danza sul filo dell’acqua. Dei suoi due assoli durante la caccia (II atto, scena I) risulta molto bello il primo, un tantino meno il secondo, comunque d’effetto: eccellente nei suoi due pas de deux con Aurora – è un ottimo partner per la ballerina −, e soprattutto nel secondo, con la sua variazione, ha buon agio per il solito campionario di prodezze – meno, devo dire, rispetto a molti balletti classici: La bella addormentata nel bosco si rivela una fiaba danzante dove molto si deve alla parte più strettamente mimico-recitata. Deliziosi i divertissement della festa nuziale di Aurora e Florimondo. In particolare, sono risultati irresistibili il Gatto con gli stivali (Giacomo Luci) e la Gatta bianca (Giovanna Pisani); assolutamente perfetto, nel suo pas de deux con l’altrettanto brava Alessia Gay(Principessa Florina), si mostra Alessio Rezza, che interpreta la parte dell’Uccello blu: la sua tecnica prodigiosa e la precisione millimetrica gli consentono di esprimere al meglio quell’aerea levità che la marca caratteristica del ruolo, che tutti abbiamo in mente per la deliziosa serie dei brisé voléLa coreografia storica di Marius Petipa viene La bella addormentata nel bosco - Sara Loro (Florina), Alessio Rezza (Uccello Blu) -Opera Roma 2013-14riadattata dal coreografo ed ex ballerino canadese Paul Chalmer, che si tiene abbastanza aderente alla lettera classica; la sua versione è prediletta dall’Opera di Roma fin dai primi anni 2000. Lo stesso dicasi delle scene e dei costumi di Aldo Buti, che videro la première in un allestimento del 2002. Le scene sono classiche: troviamo a più riprese inferriate medievaleggianti che lasciano intravedere fondali dipinti (il giardino di un palazzo, con una fontana e delle statue esotiche), come pure scale e addobbi floreali. Classicissimi pure i costumi dei ballerini: peccato solo la mancanza di cura nel non aver voluto distinguere adeguatamente le fate soliste dal resto del gruppo al seguito della Fata dei lillà. Molto belli alcuni momenti della regia e, in generale, l’uso dei sipari di velatino con delle decorazioni arboree per descrivere la natura che prende possesso del regno del re Florestano, creando il bosco dove giace, eternamente dormiente, Aurora. Così, quando Florimondo deve raggiungere Aurora per donarle il bacio del risveglio, passa tra questi sipari, dove la corte del regno giace addormentata, combattendo con Carabosse e i suoi sgherri (ballerini assai competenti), fino a che la Fata dei lillà, cacciatili via, non gli permette di ridestare la principessa. D’effetto anche l’entrata di Carabosse al battesimo di Aurora, su un semovente decorato con ali di drago, e con i suoi scagnozzi che portano caos e scompiglio. Una bella ripresa di una produzione oramai classica per l’Opera di Roma, che dimostra, ancor di più, di possedere un corpo di ballo di tutto rispetto. Ora si attende Cenerentola di Prokof’ev a cavallo fra settembre e ottobre (se si esclude la ripresa a Caracalla de Il lago dei cigni andato in scena fra dicembre e gennaio scorsi). L’augurio è che, in un non lontano futuro, si possa assistere a sempre più recite e nuovi titoli di danza classica; ma, soprattutto, che alla barbara crisi che sta lentamente distruggendo, ab imo, la tradizione rappresentativa della danza classica, arte tra le più esposte (in questo momento storico) al ludibrio di una sorte sfortunata, si ponga un serio freno.

 

Grandi applausi e consensi per la bella addormentata nel bosco

(AGR) La prima del “balletto dei balletti” al Teatro Costanzi dell’Opera di Roma, ha meritato gli applausi a scena aperta che il pubblico ha riservato a tutti i componenti della meravigliosa macchina che ha messo in scena uno dei balletti più magici della storia della danza, “La Bella Addormentata nel bosco”. Con il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera venerdì sera hanno danzato artisti di fama internazionali. Nel ruolo della Principessa Aurora Adyaris Almeida, che in seguito sarà di Elena Evseeva, Gaia Straccamore, Jurgita Dronina, Alessia Gay. In quello del Principe Florimondo Alessandro Macario, poi Vladimir Shishov, Giuseppe Schiavone e Claudio Cocino. Manuel Paruccini interpreta magistralmente la perfida Fata Carabosse, più avanti sostituito da Alessia Barberini e Anjella Kouznetsova, mentre Alessia Gay, Sara Loro, Giovanna Pisani e Erika Gaudenzi si alternano nel ruolo della Principessa Florina. Claudio Cocino, Alessio Rezza e Giacomo Luci vestono i panni dell’Uccello Blu. L’orchestra de “La bella addormentata nel bosco” di Peter Illich Tchaikovsky, con la coreografia di Paul Chalmer che, in questo lavoro, conserva intatto il gusto per lo stile classico, dalla bellezza intramontabile, di Marius Petipa, è diretta dalla bacchetta del Maestro David Garforth, ma quello che cattura l’occhio della platea, sono i sontuosi, eleganti, meravigliosi, fiabeschi costumi di Aldo Buti, che ha curato anche le scene. Secondo tra i tre maggiori balletti di Tchaikovsky, e composta seguendo strettamente le indicazioni librettistiche di Ivan Aleksandrovi Vsevolo skij, direttore dei Teatri Imperiali e soprattutto quelle meticolose del coreografo Marius Petipa, “La Bella addormentata nel bosco” da sempre è uno spettacolo assai apprezzato dal pubblico. Alla prova generale era presente l’imperatore che se ne uscì con un laconico «Molto grazioso!». Il musicista ne fu offeso: «Sua Maestà mi ha trattato molto sbrigativamente. Dio sia con lui.». Tuttavia, la prima fu un trionfo a cui collaborarono ballerini italiani, di stanza a San Pietroburgo, come Carlotta Brianza ed Emilio Cecchetti. Musicalmente e drammaturgicamente il balletto è prossimo a “Il Lago dei Cigni”, ma con dettagli più elaborati. Per quanto considerata ‘l’apoteosi’ del balletto classico, la partitura anticipa la morbosa sensualità delle ultime sinfonie. Tra i molti aspetti della sua figura poliedrica, di compositore quanto mai istintivo e appassionato e al tempo stesso estremamente attento alla cesellatura formale, spicca la sua straordinaria sensibilità timbrica. Tchaikovsky seppe indagare le possibilità espressive degli strumenti tradizionali, in particolare i fiati, ricavandone suoni e impasti originali, raffinatissimi e inconfondibili. L’importanza che egli attribuì ai colori dell’orchestra fu tale da relegare la produzione pianistica in secondo piano, nonostante la straordinaria fama guadagnata dal suo primo concerto per pianoforte e orchestra. Alla corte di re Florestano XXIV si festeggia la nascita della principessa Aurora. La serenità della festa è turbata dall’apparizione della malvagia fata Carabosse che, irritatissima per non essere stata invitata alla cerimonia, pronuncia una terribile maledizione: Aurora a sedici anni morirà dopo essersi punta un dito con un fuso. La fata dei Lillà, simbolo del Bene, modifica il maleficio: Aurora non morirà, dormirà profondamente e la sveglierà un bacio d’amore. In occasione dei festeggiamenti del sedicesimo compleanno di Aurora la maledizione si avvera. La perfida Carabosse, in abito da vecchio, offre ad Aurora dei fiori che celano il malefico fuso. Aurora cade addormentata, e con lei tutta la corte. Dopo cento anni, grazie al principe Florimondo, il maleficio verrà spezzato e tutti torneranno alla vita. Nel finale, si festeggiano le nozze di Aurora e Florimondo. A più di cent’anni dalla prima rappresentazione del 1890 questo balletto ispirato alla celebre favola di Perrault non smette di affascinare adulti e bambini. Un prologo e tre atti fatti di tensioni e antitesi tra Male e Bene, terreno e surreale, odio e amore, in cui si affacciano anche un simpatico Gattone con gli stivali che duetta con la graziosa Gatta Bianca e un eccezionale uccellino azzurro che entusiasma il pubblico sino a fargli gridare “Bravo! Bravo!”. “Nella tensione degli estremi, tra riti e pratiche magiche – spiega il coreografo Paul Chalmer – si profila la possibilità di dimostrare il vero valore dell’unica forza onnipotente e riparatrice,l’Amore”. E dorme Aurora, di un sonno profondo e centenario finché l’uccellino del bosco non guida il principe Florimondo attraverso i rovi e le sterpaglie che circondano e proteggono il castello incantato, dove tutti, re, regina, principessa, servi, ancelle, cuochi e valletti dormono della grossa, finché la bocca del principe non si posa delicatamente su quella della principessa, riportando alla Vita la Corte e tutti i suoi componenti, in un tripudio finale e gioioso di danze e festeggiamenti, per l’ennesimo trionfo del Bene sul Male. (Foto: Francesco Squeglia@) Manuela Minelli

Paul Chalmer e la ‘sua’ Bella Addormentata: il connubio perfetto tra bellezza intramontabile e stile classico

Sono terminate ieri sera le repliche de La bella addormentata nel bosco al Teatro Costanzipièce che ha visto impegnati Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. La coreografia di Paul Chalmer ha conservato intatto il gusto per lo stile classico, dalla bellezza intramontabile, di Marius Petipa. La bacchetta è stata affidata al Maestro David Garforth, specialista della direzione di balletto. In questo allestimento del Teatro dell’Opera le atmosfere che si richiamano alla famosa fiaba di Charles Perrault sono state evocate dalle scene e i costumi di Aldo Buti. Nei ruoli principali si sono esibite: in quello della Principessa Aurora Alessia GayElena Evseeva (già solista del Teatro Michajlovskij, dal 2008 membro della compagnia del Teatro Mariinskij), Jurgita Dronina (Principal all’Het Nationale Ballet); Principe Florimondo Alessandro Macario(ospite residente al San Carlo di Napoli), Giuseppe SchiavoneVladimir Shishov(Primo Ballerino Solista alla Wiener Staatsoper e Principal al Volksoper Wien–Ballett);Manuel Paruccini (Primo Ballerino dell’Opera di Roma), Fata Carabosse Anjella Kouznetsova e Alessia Barberini.

A più di cent’anni dalla prima rappresentazione (1890), questo balletto ispirato al soggetto perraultiano non ha mai smesso di affascinare adulti e bambini.

Paul Chalmer con questa pièce è riuscito nel difficilissimo intento di riportare sul palco un balletto e una storia conosciuti da tutti senza mai far annoiare gli spettatori, unendo bellezza, precisione e stile classico. La scelta dei passi, delle movenze ha permesso ai presenti in sala di immedesimarsi nei protagonisti, di gioire e soffrire con loro. Un balletto meraviglioso, delicato e colorato, portato in scena da danzatori spettacolari, primizie della danza classica di oggi. “Nella tensione degli estremi, tra riti e pratiche magiche – ha spiegato il coreografo Paul Chalmer – si è profilata la possibilità di dimostrare il vero valore dell’unica forza onnipotente e riparatrice, l’amore”. Il Maestro è riuscito nell’intento, gli spettatori hanno apprezzato ed amato il balletto…sin dai primi passi.

Valentina Clemente

www.giornaledelladanza.com